Se noi veramente accettiamo di assistere inerti rimarremo dinnanzi alla storia, dinnanzi ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, come una generazione che gli Dei vollero colpita da cecità e da follia, i cui cuori sono tramutati in pietra. 

Fridtjof Nansen

Esploratore, scienziato e politico norvegese, Premio Nobel per la Pace nel 1922 per l’attività come Alto Commissario per i Rifugiati della Società delle Nazioni 

 

Irrequieti frequentatori di angolini, vogliamo raccontarvi una storia!

Nelle piazze, nelle stazioni, negli angoli delle città vorremmo dare esistenza ai tanti indignati, spaventati, preoccupati cittadini di Espérer, la città del mondo annidata dentro le nostre comunità incattivite. Quella città che vorremmo abitare e far abitare ai nostri figli.
Per questo motivo abbiamo deciso di sostenere la campagna di crowdfunding lanciata da Antonio Damasco (drammaturgo e attore del Teatro delle Forme) sul portale www.produzionidalbasso.com/project/l-isola-di-esperer

L’immaginifica storia di Espérer è una favola amara che Antonio Damasco ha scritto per le sue bambine e messo in scena in quell’estate torrida del 2015 quando uomini, donne e bambini – gli scarti del mondo – trovarono rifugio sugli scogli di Ventimiglia.

PERCHÈ ESPÉRER?

Viviamo immersi in contesti tristi, senza prospettiva. Li descriviamo, li denunciamo, li raccontiamo. L’orizzonte, però, è sfumato anche perché non riusciamo a vedere oltre. Non riusciamo, collettivamente, a scollinare con lo sguardo. 

Dentro questo buio ci muoviamo come falene in cerca di luce: ci chiediamo cosa fare, come fare, con chi fare. Aspettiamo la politica, aspettiamo che qualcuno organizzi e coaguli l’angoscia in un progetto di futuro. Ci diciamo, continuamente, che c’è bisogno di una nuova narrazione che riprenda in mano l’idea di Europa, di mondo, di inclusione, di globalizzazione dei diritti, sociali e civili. 

Ci incattiviamo nell’attesa e continuiamo a reagire alle parole gridate della narrazione cupa in cui siamo immersi.

Marc Bloch, in una straordinaria lettera all’amico e collega Febvre nel 1937, scriveva “Uno nel suo angolino, non vede modo di far niente. Mi scusi per questi discorsi inutili, meglio lavorare, penso”

È l’interrogativo di ciascuno di noi, oggi, qualunque sia il suo ruolo, la sua posizione sociale, il linguaggio che gli è proprio. Nel nostro angolino non vediamo il modo di fare niente, se non lavorare. Con l’angoscia dell’inutilità, come scriveva Marc Bloch che inutile non è stato per niente. Sia nel pensiero sia nell’agire. Rivoluzionario in tutto, anche nella morte.

Ci siamo chiesti cosa succederebbe se, invece, cominciassimo a parlare di quello che vorremmo accadesse dopo.

Se si tagliasse corto con l’oggi per immaginare l’oltre. Quell’oltre che vorremmo abitare ma soprattutto vorremo far abitare ai nostri figli, e ai figli dei nostri figli.

L’immaginazione genera emozione. L’emozione genera nuove parole per descrivere il mondo. Le nuove parole generano nuove politiche e nuove traiettorie per renderlo abitabile, quel mondo. 

Espérer si rivolge a tutti i frequentatori irrequieti di angolini che hanno voglia di immaginare quel pugno di scogli al confine tra Italia e Francia – dove nel 2015 si rifugiarono gli scarti del mondo – trasformato in una città che molla gli ormeggi e salpa verso il futuro. Raccogliendo con sé la giungla di Calais, i nascosti del Brennero, gli assediati dei Balcani. I respinti dai muri. Gli stanchi delle periferie, gli sconfitti dei margini. I giovani del mondo. Coloro stanchi di R-esistere, desiderosi di esistere.
Immaginazione, certo. Con il linguaggio della fiaba, del racconto. Per uscire dall’angolino ciascuno di noi – anche individualmente – deve usare le parole che conosce.

Espérer è distopia trasformata in utopia. Per non arrendersi. Per gettare semi di futuro.
Per raccontare, come i bambini, “facciamo finta che…”. Per provare a connettere i tanti angolini in cui, tutti noi, siamo rinchiusi.

LA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING

Vi chiediamo di aiutarci a raccontare la storia di Espérer in giro per l’Italia!

Il 29 maggio cominceremo dall’ OFF TOPIC di Torino – la nostra città di Esistenza – un luogo di intrecci, incontri e pensieri collettivi.

Poi proseguiremo il viaggio in Val di Susa, dove ci sono i nuovi scogli delle rotte di chi vuole andare. Quindi Palermo, Napoli… risaliremo per la penisola fermandoci ovunque riusciremo, per dare voce alle esistenze di chi vorrà raccontarci la sua storia.

Il 23 giugno, ci sarà una tappa speciale al Suq Festival di Genova. Espérer sarà sopra una zattera, in mezzo al porto, e racconterà la sua storia con i volti dei suoi tanti abitanti. 

Dopo, forse, saremo così tanti vorremmo continuare il nostro viaggio.

Sarà il Teatro delle Forme con i suoi artisti a dar voce ad Espérer. Nel viaggio accoglieremo artisti, poeti, narratori. Chiunque vorrà donarci una storia! 

Ci fermeremo nelle piazze e faremo crescere Espérer di nuovi abitanti. Anche voi lo diventerete se vorrete sostenerci donando ma anche accogliendoci quando arriveremo.

Vi chiediamo aiuto per far crescere questa città, che poi è quella che vorremmo raccontare ai nostri figli, e ai figli dei nostri figli.

Abbiamo dei regali da offrirvi: un certificato di esistenza per tutti coloro che vorranno raggiungere Espérer, il libro de “L’immaginifica storia di Espérer” scritta da Antonio Damasco e le bellissime illustrazioni disegnate da Alice Tortoroglio.

Vi aspettiamo a Espérer!

 

 

 

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